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Perché capitano tutti a me !? | Rubrica Psy

Ti sei mai posto/a questa domanda?

Hai appena rotto una relazione perché il tuo partner ti criticava tutti i giorni, diceva cose che proprio non ti andavano giù. Se ci pensi sono le stesse cose che ti infastidivano di un ex, o magari di un’amica.

Hai finalmente trovato il tuo lui, l’anima gemella… e invece passano i mesi e anche questo si comporta da schifo come gli altri “stronzi” dietro di lui.

Molte donne e uomini che incontri nella tua vita sembrano avere le stesse caratteristiche e proprio non riesci a capire com’è che avviene questa cosa: perché capitano tutti a te?!

E se fossi tu ad attrarli?

 

Non sono impazzita, anche se immagino potrai pensarlo. Vorrei provare un punto di vista alternativo, anche solo per il tempo che impiegherai a leggere questo articolo.

Ammesso che siano stronzi punto e basta, perché queste persone approdano da te? Cambiare le persone è una battaglia persa in partenza, cerchiamo di guardare dal lato che più possiamo maneggiare: noi stessi.

Quindi, se in qualche modo ci sono in noi delle caratteristiche che li attraggono? Quali potrebbero essere?

Pensiamo. Cosa attrae un uomo che si mette al fianco di una donna per sminuirla? Cosa attrae una donna che critica di continuo il partner o un’amica?

Proviamo a rispondere: forse le nostre caratteristiche di accoglienza alla critica, possono incastrarsi bene (proprio come un ingranaggio) alla caratteristica “criticone”?

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E se invece incentivassimo noi questo comportamento?

 

Ah sì lo so che ora mi stai odiando. O stai pensando “Antonietta tutto a posto? Chi ti ha dato la laurea??”

Ora ti stupisco: ti do ragione. Sai perché? Perché nel mio percorso psicologico, all’inizio, non ritenevo possibile che potessi essere io ad attivare le critiche altrui. Credevo che fosse un’assurdità, una cosa simile alla terra piatta… e mi incazzavo assai assai.

Quindi so che queste cose possano farti incazzare, da poco a molto… fino a livelli super sayan 🙂

Ma incazzature a parte, molti comportamenti sono automatici e non ce ne accorgiamo… Allora scomoderò un po’ di scienza psicologica per cercare di spiegarti cosa avviene quando capitano tutti a noi! Lo farò parlando di COPIONI. Proprio come al teatro, nella nostra vita seguiamo dei copioni scritti di parti teatrali.

A volte cambia la sceneggiatura, gli abiti degli attori e alcuni attori, ma la modalità con cui interagiamo con questi è tipicamente la solita.

Cos’è un “copione”?

 

In psicologia, viene definito “copione” una modalità psicologica (emotiva, di pensiero, di azione) di un individuo, che si tramuta in una modalità comunicativa, quindi interattiva e relazionale.

I copioni possono anche essere definiti schemi di pensiero, azione, emozione e comportamento, come se avessimo internamente un software installato  dalla casa produttrice, che in un modo o nell’altro ha una serie di modalità di funzionamento che ci permettono di eseguire delle operazioni (comportamenti, emozioni, relazioni).

Certo, non voglio ridurre la nostra affascinante e complessa mente a un insieme di bit e impulsi elettrici (anche se effettivamente il cervello funziona anche per “impulsi elettrici”). Ma con questa metafora voglio dire che ci comportiamo seguendo una serie di schemi mentali.

Una delle teorie definite pietra miliare nella psicologia, definisce tali “copioni” come “Modelli Operativi Interni” oppure MOI, una serie di rappresentazioni mentali implicite e inconsapevoli di:

  • come siamo noi
  • che valore abbiamo
  • cosa dobbiamo aspettarci dagli altri
  • come possiamo interagire con gli altri
  • in che modo possiamo comunicare per farci capire
  • se siamo o meno degni di considerazione e amore

 

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Come si acquisiscono i MOI?

 

Tali Modelli Operativi Interni sono rappresentazioni derivanti dalle prime relazioni significative, ossia mediante l’Attaccamento a figure significative.

Ecco, adesso non parlerò solo della mamma, perché ‘sta povera mamma la colpevolizziamo sempre… mentre parlerò di caregiver (cioè chi si prende cura del bambino) intesa come figura / ruolo potenzialmente interscambiabile all’interno dei sistemi di appartenenza (es. famiglie).

Nelle prime interazioni col caregiver il neonato inizia ad acquisire primi schemi mentali e interattivi. Nel suo primissimissimo esplorare il mondo, il neonato inizia a capire che se piange può aspettarsi sia soccorsi, sia l’assenza o il rifiuto di chi gli sta intorno. Siccome siamo esseri attivi sin dalla nascita, il neonato si regola in base alla risposta che riceve dall’esterno.

Esempio.

Se il neonato piange perché ha fame, col suo pianto comunica una necessità. La mamma può avvicinargli il seno o il biberon per nutrirlo e il bambino smette di piangere.

Quindi il bambino ha acquisito che col pianto di una certa frequenza dopo un tot arriva qualcuno in soccorso.

Se al pianto non arriva mai nessuno, il bambino può iniziare a succhiare le piccole dita. E acquisisce che al suo segnale di disagio non c’è nessuno che accorre in suo soccorso a sfamarlo.

Ecco questo è un esempio molto ma molto semplice. Ma nel ripetersi di queste modalità, nel tempo e in base alle varie esperienze di vita, noi acquisiamo uno schema di aspettative e comportamento utile alla sopravvivenza in base a come gli altri intorno a noi si sono comportati nei primi anni di vita.

Queste modalità si innestano nel nostro cervello sottoforma di processi neuronali e sottoforma di comportamenti schematici e automatici, andando quindi a creare i MOI, modelli di comportamento e interazione che si “installano” nella nostra mente.

 

Come agiscono i MOI (i copioni) sulle nostre relazioni?

 

Se nei miei MOI ho una rappresentazione di me stesso come indegno all’amore e una rappresentazione di “altro significativo” come persona che non accorre in mio soccorso, allora nelle mie relazioni tenderò inconsapevolmente a scegliere partner e amici dalle caratteristiche simili: rifiutanti, svalutanti, incostanti. Molto spesso, accade che con un MOI di “disvalore”, cioè di rappresentazione di sé come non degno di valore, tenderò ad assumere comportamenti inconsapevoli di auto-svalutazione, attivando negli altri la critica facile. Mi comporto in modo bizzarro, gli altri mi giudicano. Mi comporto come se non avessi valore: gli altri mi svalutano.

Ovviamente tali meccanismi sono tendenzialmente inconsapevoli e nella maggiorparte delle nostre azioni quotidiane non sappiamo di comportarci così! Ecco perché la maggior parte di noi s’incazza a sentirselo dire… e nei percorsi psicologici c’è prima un lavoro morbido sulla consapevolezza dei propri processi molto molto prima del cambiamento.

Nei casi peggiori di tali dinamiche, attiviamo modalità interattive comunicative basate sulla svalutazione e la critica continua, perpretrando nel tempo un modello del nostro sé coerente con quello che abbiamo sempre percepito sin da bambini. Si possono verificare casi di abuso psicologico e, ai limiti gravi, di abuso fisico.

 

Come uscirne vivi?

 

In un percorso psy, con uno psicologo che piace e che si reputa competente e in linea con i nostri valori.

Sarò cinicamente sincera: Non c’è altra via di scampo. Perché da soli non riusciremo mai a identificare i nostri meccanismi impliciti se non si fa prima un percorso di consapevolezza rispetto alle proprie modalità comunicative e interattive.

Ciò che possiamo fare in autonomia è ricavare uno spazio di riflessione, per poter iniziare a identificare eventuali catene di comportamenti che ci fanno male, al fine di iniziare un percorso quanto prima. Oggi ti lascio qualche spunto di riflessione autonoma, che non è da ritenersi sostitutivo a una terapia o a un percorso di consulenza. Prediligi sempre il professionista adeguato!

Ecco i miei suggerimenti:

  1. APRI IL FOCUS. Quando ricevi una critica o ti trovi di nuovo in una situazione per te fastidiosa, pensa a cosa è accaduto di preciso. Ad esempio, quella critica cosa ha toccato di te? E come ti sei posto tu prima e dopo averla ricevuta?
  2. NOTA LE RIPETIZIONI. I copioni, per loro natura, si ripetono automaticamente. Una volta aperto il focus nota le ripetizioni dei tuoi comportamenti interattivi con gli altri e te stesso/a
  3. INTERROMPILE E DIROTTA. Hai individuato una modalità strana, o potenzialmente attivante la critica? Cambia modo di reagire. Sperimenta una nuova modalità. Es. qualcuno ti critica, anziché prendertela prova a riderci su e dire “hai ragione”. Vedi che effetto fa.
  4. Fammi sapere come va 🙂

Ricorda che ognuno di noi è il frutto di quello che pensa di sé e di come gli  altri si comportano. Ma anche viceversa: gli altri si comportano con noi anche in base a come noi percepiamo noi stessi. Se pensiamo “che sfiga, li becco tutti io!” potremmo già essere a buon punto di un nuovo cammino: il cambiamento. 

–  Antonietta Caputo, Psicologa


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Antonietta Caputo

Antonietta Caputo è Psicologa e Tutor Universitario. Aiuta le persone a vivere in maniera ottimale le loro vite e le relazioni con le persone a cui sono connesse. Come tutor, supporta gli studenti universitari nelle loro carriere accademiche calibrando i metodi efficaci individuali ai loro percorsi di studio. Dal 2016 è Dottoranda di Ricerca e Tutor Universitario presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università Vanvitelli di Caserta; dal 2014 è Assistente di Ricerca in Psicologia dello Sviluppo, presso lo stesso Dipartimento, dove si è laureata con lode in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali. Il suo motto è Non esistono problemi invincibili, ma soluzioni e narrazioni alternative da costruire.

2 thoughts on “Perché capitano tutti a me !? | Rubrica Psy

  • Sara

    20 dicembre 2018 at 16:12

    Bellissimo articolo, ricco di spunti x il cambiamento. Io attiro come una calamita le persone critiche e giudicanti, e sistematicamente mi ritrovo disperata di fronte all’ennesimo fallimento ai loro occhi. Non ho ancora ben trovato la chiave x ribaltare questa situazione, ma rispetto a un tempo che subivo subivo e subivo…oggi non sono più disposta a farlo. Il cammino è ancora lungo ma spero di essere sulla buona strada. Grazie x le tue parole Antonietta <3

    Rispondi
    • Antonietta Caputo

      20 dicembre 2018 at 22:24

      Ciao Sara, il non essere disposta a subire sembra proprio un gran bel passo verso il rispetto di te stessa, strada migliore. Brava!

      Rispondi

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